Incubi imprigionano impietosi Implosivi dolori indignitosi Cassa dritta il cuore (però fuori tempo) Silenzio si fa lama e penitente Assenzio come karma rutilante
Gocciola il dolore e si fa solido Carezzo questo sogno troppo ruvido
In cubi prigionieri sferici Esplodono di pianti dissenterici Cosa manca al cuore? (se fosse ancora in tempo) Sostanzio nell'inedia il mio livore Assente, nel cielo incolore
Il respiro, il pensiero, il battito...furiosa DebolMente
E'una notte rumorosa, solo non tutti sono disturbati dal suo clangore...l'aria, immobile, è solo scenografia.
Mi importa davvero dormire?
Bruciano un poco i bulbi, testimoni assenti di chilometri e ore. Il rumore delle mie dita sulla tastiera mi rapisce come quando mi fingevo dattilografo per puro gusto ritmico... Brucia un poco lo stomaco, deliziato dalla migliore delle grappe, paradisiaco inferno.
Importa davvero ch'io dorma?
O sognare è un privilegio dei desti? Ancora un sorso di linfa verde... Oppure sognare è un lusso di pochi destri? Ancora un sorso, alla salute! Forse sognare è sguaiato e disdicevole. Forse solo invidiabile. Talvolta risibile, quasi sempre innegabile. Quando al sonno sottraiamo il sogno otteniamo "ricarica"? (o incubo?)
Eppure le notti scorrono, subdole e fragorose...per alcuni serafiche, per altri indignitose. Dense di nubi invisibili da uno schermo, luminose come se il giorno avesse delegato, povero infermo sanguinante! L'alba è quasi dissacrante quando illumina un volante o una tastiera, quando sotto cassa l'ignoto si fa esplicito...
l'alba è sacerdote, eretico e credente, perpetua, evangelista, profeta e protestante. Il """dio""" rimane Notte e non le importa niente.
Decisamente, sarebbe un delitto non baciare ancora la fiaschetta. Quasi come non canticchiare alle volanti "gino e l'alfetta" (Silvestri, alla salute!)
(gradiscono, gradiscono!) ;)
Muta la notte, rumorosaMente... Ha tinte smeraldo, di prato e passi nel fango, è fresca di birra e calda di grappa... Ma forse, senza tanti giri di parole... è meglio che mi conceda un sorso di
[...]per andarci aveva bisogno di una bicicletta. Ma nella sua casa, in un povero villaggio del distretto di Jodhpur, nel Rajasthan, uno degli stati più pittoreschi ma anche più poveri dell'India, non c'erano abbastanza soldi per un acquisto del genere. Phusi non si rassegnava, e con insistenza chiedeva di poter soddisfare il suo desiderio.[...]
a cosa starà lavorando, mentre io spreco caratteri alfanumerici, questo genio pubblicitario...sintesi di nonsense (e di parecchi irrisolti)? quanto vorrei conoscerlo...
"La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell'intuito e della spontaneità. Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l'immagine catturata diventa una grande gioia fisica e intellettuale.
Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere."